martedì, 14 aprile 2009
La legenda di EOLO - il dio dei venti
La legenda di Eolo
il dio dei venti
Secondo la mitologia greca Eolo, dio dei venti, è figlio di Poseidone ed Arne ed ebbe, da Zeus, il compito di controllare i venti.
Eolo li dirigeva e li liberava custodendoli dentro le caverne e dentro un'otre a Lipari, una delle isole Eolie, il piccolo arcipelago a nord-est della Sicilia, nella quale aveva la sua reggia.
I venti, dopo aver provocato grossi danni tra i quali il distaccamento della Sicilia del continente, dovevano essere tenuti sotto controllo.
Tra questi c'erano quattro fratelli che rappresentavano i venti principali:
Austro, vento del sud, caldissimo e apportatore di pioggia raffigurato sempre bagnato.
Borea, il più violento, vento del nord che per amore delle cavalle di Dardano si trasformò in cavallo e generò dodici puledri veloci come il vento;
Euro, vento dell'est, a volte tempestoso e a volte asciutto che portava bel tempo;
Zefiro, vento dell'ovest, dolce e benefico che annuncia la primavera;
Altri venti sono:
Libeccio, vento del sud-ovest avvolto dalla nebbia;
Cecia, vento del nord-est, vecchio con coda di serpente e un piatto di olive in mano;
Apeliotes, vento del sud-est nelle mani del quale c'erano frutti maturi;
Schirone, vento del nord-ovest con un'urna piena d'acqua pronta ad essere rovesciata sulla terra.
Eolo ebbe dodici figli, sei femmine e sei maschi che si unirono tra loro creando altri venti.
Quando Ulisse, reduce dalla guerra di Troia, approdò alle isole Eolie, Eolo lo ospitò e, commosso dal racconto dell'eroe greco, gli fece dono dell'otre di pelle dentro la quale erano rinchiusi i venti contrari alla navigazione.
Durante il viaggio Ulisse fece soffiare solo il dolce Zefiro ma mentre l'eroe dormiva, i compagni di navigazione, credendo che l'otre regalatale da Eolo fosse piena di tesori, l'aprirono liberandone i venti che scatenarono una terribile tempesta dalla quale si salvò solo la nave di Ulisse.
11:43 Scritto da: eolie3 in La mitologia delle Eolie | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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La storia delle isole Eolie
A Nord-Est della Sicilia c'è un angolo di paradiso dove il mistero della natura si riflette per sette volte nelle acque di un mare purissimo.
Si ha l'impressione di ammirare qualcosa che appartiene all'inizio del mondo: le sette isole dell'arcipelago delle Eolie emergono dal mare come sette immense schegge di terra lavica rappresa e ancorate agli abissi del mare.
Le isole sono state esaltate e immortalate da scrittori e pittori e da grandi viaggiatori del passato come Dumas, l'arciduca Luigi Salvatore d'Austria (Luigi Salvatore d'Asburgo Lorena del ramo di Toscana), Deodat de Dolomieu, Spallanzani e altri ancora le hanno descritte in toni fantasiosi ed evocativi.
La formazione delle sette isole è iniziata oltre 700.000 anni fa, e ad essa hanno contribuito gli innalzamenti del fondo marino dell'età quaternaria; ancora oggi, le Eolie rappresentano per gli studiosi un autentico libro aperto, un vitale laboratorio geologico dove l'evoluzione del nostro pianeta si può studiare in diretta.
Il fuoco primigenio, la lotta antica tra gli elementi hanno creato un insieme vario di straordinari angoli costieri dove sono state generate grotte, scogliere, obelischi, faraglioni, lisce pareti, spiagge nere circondate da un mare pescoso ancora ai giorni nostri.
Il suolo vulcanico è fertilissimo e tutte le isole un tempo erano ricoperte da boschi di leccio e quercia e da una macchia mediterranea impenetrabile che l'uomo, soprattutto negli ultimi due secoli, ha in gran parte sostituito con coltivazioni agricole.
Le difficoltà di comunicazione del passato fra isole e terraferma imponevano, infatti, una totale autosufficienza alimentare, ciò che ha determinato la suddivisione del terreno coltivabile in campi, spesso realizzati con muretti a secco e terrazzamenti costruiti interamente a mano da generazioni di contadini.
Oggi il paesaggio agricolo non ha più l'aspetto di un tempo e le piante di olivo, mandorlo, fico, cappero, vite che avevano preso il posto della macchia, sono notevolmente ridotte come realtà produttive.
Si è però avvertita negli ultimi tempi una sensibile ripresa dell'agricoltura per iniziativa di privati cittadini che sono tornati a coltivare vigne abbandonate e a produrre vino, mentre altri confezionano artigianalmente conserve e prodotti sottolio.
La lava creatrice delle sette isole sarebbe risultata indispensabile anche per l'edificazione delle più antiche case eoliane, quelle che ancora oggi caratterizzano il paesaggio; sono architetture essenziali, cubi affiancati orizzontalmente o verticalmente, a seconda delle esigenze del nucleo famigliare. Le aperture per l'accesso e la luce erano piccole e i muri molto spessi, per mantenere in inverno il calore sviluppato dalla cucina o da semplici bracieri e per avere fresco d'estate.
Le fondamenta erano in blocchi di lava, le pareti in pietra pomice, e la pavimentazione delle terrazze in tufo. Ogni parte della costruzione era strettamente funzionale all'economia abitativa; così, ad esempio, il cosiddetto "astrico", ovvero il tetto a terrazzo, veniva utilizzato per raccogliere l'acqua piovana in sottostanti cisterne interrate a forma di uovo.
L'ingresso dell'abitazione si apriva sul "bagghiu", un terrazzo coperto da un pergolato di vite o da cannizzi sostenuti da grossi pilastri cilindrici di pietrame intonacato, le "pulera". Lungo il "bagghiu" esisteva sempre un gradino di pietra rialzato per sedersi, presso cui si apriva l'imbocco della cisterna e, vicino, veniva posto il lavatoio.
Ancora oggi nelle isole Eolie si incontrano paesaggi dall'equilibrio perfetto, dove si respira la serenità; i turisti sono attratti, come una volta gli scrittori e illustratori che le fecero conoscere al mondo, dagli straordinari scenari naturali e dalle numerose tracce del passato.
È infatti possibile visitare i resti di antichi villaggi di capanne preistoriche, risalire i fianchi di vulcani attivi per osservarne da vicino le esplosioni, percorrere sentieri nella macchia che permettono di raggiungere angoli di selvaggia bellezza dove si incontrano ancora falchi, poiane e corvi imperiali, visitare vestigia antichissime e raccolte museali di livello mondiale.
Le coste offrono poi escursioni in barca con visioni inaspettate di grotte, faraglioni, complesse scogliere, spiagge di finissima sabbia vulcanica.
Ogni isola dell'arcipelago sta specializzando sempre di più la propria offerta turistica;
LIPARI, la maggiore, attrae numerosissimi visitatori italiani e stranieri per il grande patrimonio paesaggistico e culturale che offre e che, di solito, effettuano escursioni giornaliere nelle altre isole.
SALINA è invece consacrata ad un turismo famigliare e di coppia, che utilizza case di proprietà o d'affitto e piccoli alberghi romantici.
PANAREA, l'isola scelta dai vip italiani e stranieri che ne hanno restaurato le case, è vitale e accesa di colori e luci con le sue boutiques, gli alberghi e i locali notturni alla moda.
VULCANO attira invece un turismo giovane e variopinto.
FILICUDI, più tranquilla, è per un turista che vuole stare appartato, lontano dalla folla, ma che non disdegna di potersi muovere in auto o in barca, che la sera ama ritrovare gli amici di ogni estate.
ALICUDI è un luogo davvero speciale, adatto solo per i puristi del turismo; su tutta l'isola non esistono strade o sentieri, solo un interminabile susseguirsi di scalini di pietra che si inerpicano sul fianco del cono vulcanico, collegando tra loro gruppi sparpagliati di autentiche case eoliane molto ben restaurate. Sull'isola non esiste altro che un piccolo ristorante e due negozi di alimentari ben forniti.
Infine STROMBOLI, abitata da personaggi provenienti dalla Sicilia e da altre parti del mondo, che hanno deciso di vivere qui a stretto contatto con la natura.
La storia delle Eolie si identifica praticamente con quella di Lipari.
I primi uomini vi giunsero nel Neolitico medio (fin dagli inizi del lV millennio a.C.) provenienti dalla Sicilia, a bordo di imbarcazioni rudimentali e fragili.
Erano agricoltori, pastori, commercianti che lavoravano e decoravano la ceramica e affilavano sapientemente la selce: sulle isole avevano trovato l'ossidiana, il più prezioso minerale di quei tempi.
L'ossidiana, durissima roccia vulcanica vetrosa, nera e rilucente, non viene prodotta da tutti i vulcani. Essa ha decretato uno straordinario sviluppo della civiltà neolitica nell'arcipelago, con la nascita di villaggi e l'intensificarsi di scambi commerciali via mare.
Con l'ossidiana infatti si ricavavano richiestissimi utensili, raschiatoi, punte di freccia e lame meno resistenti della selce ma più dure. Ossidiana di Lipari è stata trovata in grande abbondanza nei villaggi neolitici della Sicilia e della penisola, ma ha pure raggiunto le coste della Francia meridionale e della Dalmazia.
Altro prodotto vulcanico è la pomice, una varietà porosa dell'ossidiana, di cui ha la stessa composizione; ha un colore grigio biancastro ed è leggerissima al punto da galleggiare sull'acqua. Nella preistoria veniva impiegata soprattutto come pietra abrasiva sulla quale venivano rifiniti gli utensili.
Oggi viene utilizzata come abrasivo industriale, come calcestruzzo e come isolante acustico. Le grandi miniere di pietra pomice che hanno sventrato e imbiancato i fianchi del monte Pilato hanno dato lavoro a generazioni di liparoti, ma l'attività estrattiva negli ultimi anni è in forte calo.
Gli insediamenti più antichi sono stati individuati sugli altipiani del Castellaro Vecchio mentre, nei primi secoli del lV millennio a.C., si costituiva il primo nucleo abitativo sulla rocca del Castello di Lipari.
Proprio nel periodo di massima espansione del commercio dell'ossidiana, quando il benessere economico raggiunto determina un aumento della popolazione, l'abitato si espande sul pianoro di contrada Diana, alla base della rocca del Castello. Alla fine del III millennio a.C., con l'inizio dell'età del Bronzo, giungono a Lipari e nelle Eolie nuovi gruppi etnici, garantendo un risveglio economico e civile.
Questo risveglio è dovuto ai regolari contatti che si vennero a stabilire con i principati della Grecia micenea, i quali, con ardite navigazioni, esplorarono mari occidentali, alla ricerca di quelle materie prime che erano necessarie per la loro potenza e la loro sopravvivenza.
Le isole vennero allora frequentate da genti micenee di stirpe eolica, già saldamente radicate a Metaponto e per le quali diventarono degli avamposti per il controllo delle vie commerciali attraversanti lo stretto di Messina.
Da queste genti eoliche le isole trassero il nome che ancora conservano. Ad esse si riportano le leggende del mitico re Eolo, signore dei venti, citato nell'Odissea di Omero.
Nel corso del XIII secolo a.C. nelle isole si insediarono, provenienti dalle coste della Campania, genti ausonie con le quali si connette la leggenda del re Liparo, da cui trasse nome la città. Spopolate alla fine del X secolo a.C., forse a causa di rivalità tra diverse genti per la supremazia marittima del basso Tirreno, le isole restarono per alcuni secoli pressoché deserte.
Nella 50° Olimpiade (580-576 a.C.) Lipari venne colonizzata da un gruppo di Greci di stirpe dorica, di Cnido e di Rodi, comandati dall'eraclide Pentatlo, superstiti di un infelice tentativo di fondare una colonia sul sito dell'attuale Marsala. 
I nuovi coloni si trovarono innanzitutto nella necessità di difendersi dalle incursioni degli Etruschi (Tirreni). Dovettero quindi allestire una potente flotta, con la quale riportarono contro di loro grandi vittorie, assicurandosi la supremazia sul mare. Col bottino conquistato eressero, nel santuario di Apollo, a Delfi, splendidi monumenti votivi (in complesso oltre quaranta statue di bronzo), dei cui basamenti restano ancora testimonianze.
Le navi liparesi dominavano il basso Tirreno e nel 393 a.C. intercettarono una nave romana che portava a Delfi un grande vaso d'oro rappresentante la decima parte del bottino della conquista di Veio. Ma il loro supremo magistrato Timasiteo lo fece restituire, trattandosi di un'offerta sacra al dio Apollo, che i Liparesi veneravano. Nel 427 a.C., durante la prima spedizione ateniese in Sicilia, sotto Lache, i Liparesi strinsero alleanza con i Siracusani, forse per la loro comune origine dorica. Subirono attacchi, come afferma Tucidide, da parte della flotta ateniese e reggina, ma senza gravi conseguenze.
Nella spedizione cartaginese del 408-406 Lipari fu di nuovo in relazioni amichevoli con Siracusa. Venne perciò attaccata dal generale cartaginese Imilcone che, impadronitosi della città, estorse agli abitanti una indennità di 30 talenti. Partiti i Cartaginesi, Lipari tornò nel pieno godimento della sua indipendenza.
Durante la dominazione di Dionisio il Vecchio, Lipari rimase al fianco di Siracusa e, successivamente, di Tindari. Nel 304 l'isola venne aggredita da Agatocle che le impose un tributo di 50 talenti, perduto durante la traversata verso la Sicilia, per una tempesta attribuita alla collera di Eolo.
Successivamente Lipari cadde sotto il giogo cartaginese, nel quale si trovava quando scoppiò la prima guerra punica. Per i suoi eccellenti porti e per la sua posizione di alto valore strategico, l'arcipelago divenne una delle migliori stazioni navali cartaginesi.
Nel 262 il console romano Cn. Cornelio Scipione, illudendosi di potersi impadronire agevolmente di Lipari, venne ivi bloccato da Annibale e catturato con tutta la sua squadra. Nel 258 Atilio Calatino cingeva Lipari di assedio.
Nel 257 le acque delle Eolie furono teatro di un'accanita battaglia tra la flotta cartaginese e quella romana. Lipari fu conquistata dai Romani nel 252 a.C. Rasa al suolo con "inumane stragi" perse con l'indipendenza la prosperità economica. Iniziò per essa un periodo di grave decadenza.
Continuò per altro a trarre vantaggi economici notevoli dall'industria dell'allume, che probabilmente fin dall'età del Bronzo si estraeva nell'isola di Vulcano, del quale Lipari aveva nel mondo antico il monopolio.
Molto frequentate erano anche le eccellenti acque termali di Vulcano e di Lipari, che ebbero una notevole rinomanza anche nella Roma imperiale. Cicerone ricorda Lipari e parla dei soprusi che essa subì da parte di Verre. Le isole Eolie ebbero una grande importanza strategica durante la guerra civile tra Ottaviano e Sesto Pompeo.
Lipari, fortificata da Sesto Pompeo, fu conquistata nel 36 a.C. da Grippa, ammiraglio di Ottaviano, che fece dell'isola di Vulcano la base della sua flotta per le operazioni che precedettero la battaglia navale di Milazzo e per il successivo sbarco in Sicilia. Lipari subì in questa occasione nuove devastazioni e nuovi disastri.
Sembrerebbe che successivamente essa abbia potuto godere dello stato giuridico di municipium. Plinio la definì oppidum civium romanorum.
Non abbiamo notizie relative a Lipari per tutta l'età imperiale romana (I-IV secolo d.C.). Sappiamo solo che l'imperatore Caracalla, dopo avere fatto uccidere il suocero Plauziano, vi relegò la moglie Plautilla e il cognato Plauzio che morirono in esilio.
In età cristiana (forse dal IV secolo) Lipari fu sede vescovile e almeno fin dal VI secolo erano venerate nella sua cattedrale le reliquie dell'apostolo San Bartolomeo che, secondo le tradizioni tramandateci da scrittori bizantini, vi sarebbero giunte miracolosamente dall'Armenia.
Nei secoli dell'alto Medioevo Lipari fu quindi meta di pellegrinaggi, che qui convenivano da paesi vicini e lontani. Intorno alle isole Eolie, in particolare a Lipari e a Vulcano, fiorisce, nell'alto Medioevo, una ricca e variopinta messe di tradizioni. Il cratere di Vulcano veniva considerato allora come la bocca dell'Inferno, in cui bruciavano le anime dei reprobi.
È nota la leggenda raccontata da San Gregorio Magno dell'eremita che il giorno stesso della morte di Teodorico avrebbe visto l'anima del re goto gettata nel cratere da papa Giovanni e dal patrizio Simmaco, che egli aveva fatto uccidere.
Altre leggende fiorirono intorno al santo vescovo Agatone e all'eremita San Calogero che liberava l'isola dai diavoli e faceva sgorgare le acque salutari, che portano il suo nome.
Nell'alto Medioevo si ebbe un improvviso risveglio (dopo molti decenni di quiescenza) dell'attività vulcanica nell'isola di Lipari.
Si aprirono allora il nuovo cratere del monte Pelato, che eruttò immense masse di pomici, e quello, più vicino alla città, della Pirrera, che eruttò una colata di ossidiana.
Nell'839 Lipari fu aggredita e distrutta da un'incursione di musulmani, che massacrarono e deportarono in schiavitù la popolazione e profanarono le reliquie di San Bartolomeo.
Queste, piamente raccolte da alcuni vecchi monaci scampati all'eccidio, furono l'anno seguente trasportate a Salerno e di li a Benevento. Lipari rimase per alcuni secoli quasi totalmente deserta, fino alla riconquista della Sicilia da parte dei Normanni, che nel 1083 installarono a Lipari l'abate Ambrogio con un nucleo di monaci benedettini.
Intorno al monastero, di cui restano vestigia a fianco della cattedrale, tornò a formarsi un nucleo urbano.
Nel 1131 fu ricostituita la sede vescovile di Lipari unita a quella di Patti. Roberto I re di Napoli, nel 1340, si impadronì di Lipari.
Nel 1540 la città fu saccheggiata dal feroce corsaro Ariadeno Barbarossa, che portò via gli infelici abitanti, come schiavi. Lipari venne successivamente riedificata e ripopolata da Carlo V e da allora seguì le sorti della Sicilia e del reame di Napoli.
11:28 Scritto da: eolie3 in Cultura storica | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: eolie, isole eolie, storia, cultura | OKNOtizie |
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Una vacanza da sogno a Lipari
Fra le leccornie del primo mattino e della sera, l’arco di una giornata a Lipari può essere speso in mille modi: al caffé, passeggiando per le vie del centro storico, a Marina Corta, esplorando gli antichi vicoli, in banchina, alle cave di pomice, effettuando il giro dell'isola, le escursioni in barca alle altre isole, al Castello, al Museo Archeologico, visitando le bellissime chiese e, naturalmente, in mare, nel suo mare cristallino e giustamente famoso.
Il ricordo che resta di una vacanza a Lipari è fatto di una ridda di sapori, odori, colori e suoni completamente diversi tra loro che si incrociano ad ogni ora del giorno.
Una enorme cartolina animata e viva, fresca, quasi attaccata alla pelle.
Il sapore dei babà delle pasticcerie, l’odore intenso del pesce e delle reti lungo le banchine al ritorno delle barche dei pescatori, il colore del castello verso il tramonto o il bianco accecante delle cave di pomice alle due del pomeriggio, il rosso delle bouganville a Quattrocchi, la sensazione folle di trovarsi ad Acquacalda, un paese a nord dell’isola, dall’aspetto lunare.
Lipari è l’isola più grande dell’arcipelago delle Eolie, si chiamava un tempo Meligunis ed era nota nella preistoria come emporio dell’ossidiana.
Nelle isole ci sono vari resti neolitici a testimoniare le attività degli abitanti in ere remote.
Di sicuro si sa che intorno al 580 avanti Cristo le isole furono colonizzate dai greci di Cnido e di Rodi, poi caddero sotto il dominio di Cartagine e quindi dei Romani, che le utilizzarono come base per la loro flotta.
Questo gran passaggio di popoli è ampiamente testimoniato nel Museo Archeologico Eoliano “Luigi Bernabò Brea” ospitato nel Castello spagnolo di Lipari, che conserva i reperti archeologici rinvenuti sull’isola dal 1946 ad oggi.
E questo non è detto solo per amor di completezza, ma perché il Museo Archeologico Eoliano è una delle tante sorprese stupefacenti che l’isola offre.
Si tratta infatti di un museo completamente fuori dal comune, ogni sala è frutto di una ricerca scenografica, la ricercatezza delle sistemazioni di giare, anfore, vasellame è unica: sono stati ricostruiti con meticolosità scorci di cimiteri, ambienti, usi e costumi, il tutto corredato da una dovizia di tabelle e indicazioni che trasformano la teoria di utensili, statuine e selci lavorate in un documento parlante accessibile anche a chi con queste cose ha scarsa dimestichezza.
A Lipari si arriva sostanzialmente in tre modi: in aliscafo e traghetto (da Milazzo, da Napoli, da Messina, Reggio Calabria, da Palermo, da Patti,in barca a vela e a motore.
Una ridda di bambini dell’isola è sempre pronta a giocare e scherzare sulle banchine.
Questa dei bambini in vena di fare spettacolo è una grossa peculiarità. All’ormeggio degli aliscafi, a Marina Corta c’è un gruppetto di ragazzini magrissimi, nerissimi che si arrampica sull’aliscafo lungo le cime e poi si tuffa in mezzo ad incitamenti e schiamazzi con la disperazione del nostromo che deve sbarazzarsene in continuazione ed il divertimento dei turisti, che lanciano monete.
Due altre esperienze (che sarebbe un vero peccato trascurare) sono una gita a Quattrocchi e una cena da Filippino.
Quattrocchi si chiama così perché per poter guardare tutto quello che si riesce a veder dalla località omonima, ci vorrebbero in effetti quattro occhi e lo splendore del 70 millimetri.
Con un solo colpo d’occhio si prendono i Faraglioni, Vulcano e Vulcanello sullo sfondo ed una fetta di costa dai colori sbalorditivi.
Si può sostare su una piazzola assediata dai soliti ragazzini che vendono fichi e frutta fresca e souvenirs vari.
A Quattrocchi si arriva in macchina, in bus o in taxi, c’è un servizio più che efficiente con base a Marina Corta, con una cifra non mostruosa si può fare il giro dell’isola e visitare le località di Quattropani, Terme di San Calogero, Canneto e le cave di pomice. Queste ultime meritano un discorso a parte.
Le pietre di pomice che di solito usiamo per la pelle e che comperiamo in profumeria provengono in gran parte di lì; oltre ovviamente a tutta la polvere che viene impiegata dalle industrie.
Alcune cave, situate a est dell’isola,sono abbandonate perché esaurite, mentre altre sono attive.
Sempre in macchina si arriva poco fuori da Canneto centro ad una mulattiera a picco sul mare che conduce alla spiaggia della cava attiva: il mare è sfumato in tutti i toni del turchese, l’acqua è trasparente e dune altissime di pomice sprofondano in mare creando un contrasto suggestivo.
La località è molto nota, un servizio giornaliero di barche di pescatori con otto, dieci persone a bordo vi porta a fare il bagno nell’insenatura.
Come abbiamo già accennato, altra peculiarità dell’isola è il ristorante Filippino veramente all’altezza della fama che ha, ed alcune delle sue specialità si possono trovare solo lì.
Tra l’altro il ristorante è situato in alto, vicino al castello, e nelle sere d’estate c’è un’aria leggera ed un panorama assai bello.
I piatti più famosi sono alcune pastasciutte a base di melanzane, gli spiedini di pesce spada, l’aragosta, annaffiata da «vinu nustrali» e dalla malvasia.
In realtà la cucina sulle isole è molto semplice, anche perchè il pesce è la materia prima: molti dei sub in vacanza vendono ai ristoranti il loro bottino quotidiano.
Sull’isola ci sono altri ristoranti di una certa consistenza: ottimo sono ad esempio “La Nassa” dove il proprietario Bartolo Matarazzo vi guiderà nell’assaggio di piatti prelibati ed esclusivi cucinati con base di pesce sempre fresco dalle sapienti mani della madre signora Teresa, il “E Pulera”, con sette grandi tavoli di mosaico dedicati ciascuno ad un’isola dell’arcipelago, speciale per i dolci a base di miele, ed “Il Pirata”, proprio sulla scogliera di Marina Corta, con tanti antipasti di pesce.
L’isola è ricettiva dal punto di vista alberghiero, ci sono molti alberghi di diverse categorie, residence, e una miriade di posti letto in strutture ricettive extralberghiere.
Un’altra sistemazione possibile è in case di pescatori, che sono molti, simpaticissimi ed ospitali.
Con spese relativamente modeste, si può avere una camera in paese, di quelle tipo isole greche, con le finestre sulle stradine piene di voci e di colori, ed il perenne odore dei dolci.
L’intero paese di Lipari è pieno di panetterie e pasticcerie che vendono la mattina delle brioches mai mangiate altrove, talmente fragranti da sembrare gonfiate con un soffio.
Anche se arrivate in barca, provate un giorno a fare un giro dell’isola con una delle barche dei pescatori: hanno nomi tipo “Cocomero” o altro, ma molto più spesso sono dedicate ai loro santi protettori, e dopo che vi avrete passato una giornata a bordo, capirete perché.
Le guide sono i migliori elementi umani dell’isola, alcune sono famose come vedettes, tant’è che portano appese attorno alle cabine le foto e i ritratti a loro dedicati dai turisti.
Tra le strade del paese spicca per importanza il Corso Vittorio Emanuele, al n. 202 del quale troverete il SERVIZIO TURISTICO REGIONALE DELLE ISOLE EOLIE (tel. 090.9880095) dove potete chiedere al personale (estremamente gentili e disponibili) tutte le informazioni che vi necessitano per una lieta vacanza.
Lungo i due lati della via si affacciano numerosi negozi di artigianato, boutiques e gelaterie.
Ricordate che i Liparoti la mattina in estate non fanno colazione con il caffè o il cappuccino: vanno al bar, si siedono in uno dei tavoli e prendono una granita di caffè con panna, al limone o altri gusti, dentro alla quale inzuppano una brioche.
Se i primi giorni questa abitudine vi potrà colpire, dopo aver fatto l’esperimento capirete che non hanno tutti i torti.
Del resto va detta una cosa: le Eolie, nonostante la loro fama, sono, ancora un arcipelago «de core», nel senso che il turismo c’è in dosi industriali solo in agosto e nelle prime due settimane, dopodiché, in luglio per esempio, c’è modo di fare una vacanza davvero straordinaria, mollando gli ormeggi la mattina, nuotando e pescando tutto il giorno ai faraglioni, alle cave di pomice e dove altro vi pare e poi godendosi tutte le amenità gastronomiche e paesaggistiche la sera.
E ricordate anche un’altra cosa: essendo Lipari la più grande delle isole, funge un po’ da zona di transito, perché molti dei turisti vi arrivano dal continente per andare a Panarea, Stromboli e nelle altre isole.
Bene, è probabile che Panarea sia più mondana ed elegante, Stromboli molto affascinante ed attrattiva per il suo vulcano sempre attivo, ma Lipari ha un "aroma" che non ha nessuna delle altre sei isole dell’arcipelago.
08:40 Scritto da: eolie3 in Turismo alle Eolie | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: lipari, eolie, isole eolie, arcipelago eolie | OKNOtizie |
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lunedì, 13 aprile 2009
www.eolienelmondo.it - il sito degli eoliani nel mondo
09:13 Scritto da: eolie3 in Turismo alle Eolie | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: lipari, eolie, isole eolie, arcipelago eolie | OKNOtizie |
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